lunes, 16 de febrero de 2009

Berlusconi Silvio e le mestruazioni. Ovvero, l’inquietante situazione delle donne in Italia.

Qualche mese fa, camminando per la Feira da Ladra a Lisbona (un mercatino delle pulci molto popolare della capitale portoghese), trovai in una bancarella delle riviste portoghesi dirette al pubblico femminile. Erano riviste degli anni Sessanta e inizio anni Settanta. Mi colpirono le copertine: tutte i numeri esposti mostravano foto di signore corpulente (e ben coperte sotto camicie e gonne lunghe) sorridenti e compiaciute, sedute, in salotti mediocri, tra 4 o 5 figlie e figli. Oltre agli elogi di routine alla dittatura che allora governava in Portogallo, gli articoli davano indicazioni pratiche sulla alimentazione dei bambini ed elogiavano il lavoro delle donne portoghesi nell’educare i propri figli secondi i valori e la tradizione lusitana, etc. etc.

Sono passati una quarantina d’anni e pochi giorni fa leggo nei giornali italiani che Silvio Berlusconi, per giustificare le assurde posizioni del governo sul caso Eluana, riferiva che gli risultava che la ragazza stava bene, godeva di tutte le sue funzioni vitali ed aveva regolarmente il ciclo mestruale. Ossia, poteva avere figli.

Il concetto di donna che soggiace e motiva una dichiarazione del genere è aberrante. Una donna puó essere ridotta ad uno stato vegetativo da 20 anni, priva di movimento, pensiero, etc. ma, se ancora capace di riprodursi, il suo corpo merita di essere mantenuto “in vita”.

Perché? Perché la funzione principale della donna, secondo Silvio Berlusconi, è la riproduzione della specie. E se la funzione riproduttiva non è messa in questione dallo stato vegetativo, allora vale la pena mantenere lo stato vegetativo.

Non è una novità che l’idea di Berlusconi sulle donne sia piuttosto peculiare. Non vale la pena ricordare qui le battute del primo ministro che in varie occasioni hanno mostrato lo scarso rispetto per il genere femminile (qui in Spagna ancora si sentono gli eco della polemica per i commenti poco generosi sul governo “rosa” di Zapatero). Nemmeno le ministre donne scelte da Berlusconi rendono onore al genere che (involontariamente) rappresentano. Anzi, riflettono in gran parte lo stereotipo femminile prediletto e perpetuato dal primo ministro: la donna cui virtù principale, e forse unica, è il piacevole aspetto fisico.

Certo preoccupa che le opinabili opinioni di Berlusconi si riflettano poi sulla azione del governo. È doveroso ritornare su un tema a cui faccio un breve riferimento in un articolo precedente: la violenza sessuale. I media e il governo (che spesso si sovrappongono) hanno trattato negli ultimi mesi i casi di stupri e violenze sessuali secondo criteri differenti. Quando gli aguzzini erano stranieri, si gridava alla emergenza sicurezza e alla necessità di difendere le donne italiane dagli stupratori stranieri. Quando gli aguzzini erano italiani o le vittime straniere, il tono era molto più sommesso e, se non ricordo male, Berlusconi disse addirittura che era un fenomeno in parte inevitabile.

Quello che forse conta maggiormente, a parte la stigmatizzazione degli stranieri, è che non si riconosce mai da parte dei principali media e dal governo italiano, la caratteristica principale della violenza sessuale: il fatto è che si tratta di violenza machista, il cui movente si riferisce direttamente ed esplicitamente al genere della vittima. È una forma di violenza che si relaziona con un background culturale che sancisce l’inferiorità della donna e impone il controllo maschile sul corpo femminile. Quando dei ragazzi italiani ubriachi l’ultimo dell’anno violentano una ragazza “per divertirsi un po’”, non fanno altro che applicare e replicare lo status di inferiorità che la loro cultura implicitamente attribuisce alla donna. Lo stesso vale per i violentatori stranieri, che provengono tutti da paesi dove le religioni monoteiste da secoli hanno radicato ideologie poco generose con il genere femminile.

Modificare questi atteggiamenti criminali, siano essi perpetrati da italiani o da stranieri residenti in Italia, richiede un lavoro di educazione e sensibilizzazione adeguato, che sconfigga le pericolose ideologie patriarcali e machiste che legittimano tali delitti.

Si tratta di una operazione complessa, che solo risulta pregiudicata dalle battute sulle donne e dai sorrisi al botox del nostro primo ministro Don Giovanni. Richiamare alla memoria modelli femminili esibiti dai regimi fascisti (peraltro in un contesto, quello della vicenda Englaro, davvero poco felice) non farà altro che perpetuare una cultura che legittima culturalmente chi vive nel nostro paese ad oltraggiare le donne o, nel migliore dei casi, a non riconoscere che il loro ruolo non si riduce alla riproduzione.

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